SCOPRI QUALE E’ LA DIFFERENZA TRA UN ALLENATORE E UN PREPARATORE DEI PORTIERI?

non nascondiamoci dietro a un dito

Ecco Come Riconoscere le Bugie chi ti Raccontano là Fuori su Chi Allena i Portieri e Garantire a Tuo Figlio la Sicurezza di essere Allenato da Veri Specialisti.

Un genitore quando porta il figlio all’allenamento molte volte non si preoccupa se si allena con la squadra o con un allenatore in particolare.

L’importante è che il figlio si diverta, faccia il suo allenamento per restare in forma e per passare del tempo con gli amici.

Senza considerare il fatto che alcune società non tengono neppure in considerazione la figura del portiere, lasciandolo in balia delle decisioni dell’allenatore della squadra.

Questo non aiuta di cerca il ragazzo ad innamorarsi né del ruolo né dell’importanza che ha all’interno della squadra.

Allora Smettiamola di Nasconderci Dietro ad un Dito!

In questo periodo storico di recessione economica, le società di calcio hanno fatto dei tagli e i primi che sono stati investiti da questa crisi sono stati i portieri, lasciati soli nelle loro squadre senza aver qualcuno che li possa allenare adeguatamente.

Là fuori ci sono alcune società che stanno mettendo il dito nella piaga, distruggendo i sogni di gloria dei giovani portieri; mentre ce ne sono altre che hanno scelto di investire in progetti di continuità, crescita e formazione del ruolo del portiere.

Come stanno operando allora quelle società che stanno mettendo in secondo piano la figura del giovane portiere?

Ci possono essere diverse strade.

Ecco qui le più comuni:

La prima è quella di portarsi in casa dei ragazzi, degli studenti solitamente che sono appassionati al ruolo del portiere e durante la settimana allenano tuo figlio, basandosi su esercizi trovati in internet o in qualche video postato in Facebook.

La seconda è quella di prendere il secondo allenatore della squadra e commissionargli di fare qualche tiro in porta al giovane portiere mentre i compagni corrono.

La terza, nonché la più triste, è quella di considerare il portiere come un giocatore della squadra. Quindi anche lui come gli altri si deve allenare con i compagni in tutte le esercitazioni, a lui non funzionali per migliorare e soprattutto per divertirsi per il ruolo che amerebbe fare con criterio.

Da Genitore.. Ti sembra corretto che tuo figlio non stia amando la sua passione e la sua fonte di divertimento?

Ti capisco perfettamente… perché anche a me tempo fa è successa la stessa cosa.

All’età di 8 anni ho iniziato a tirare i primi calci al pallone nel cortile di casa e, dopo numerosi vetri e vasi distrutti, sono stato trascinato da mia nonna, esausta, al campetto del paese.

Lì, pomeriggio dopo pomeriggio, ho iniziato a coltivare la passione per il ruolo del portiere e dopo soli 2 anni sono stato entrato nel professionismo grazie alla squadra della mia città.

In quell’ambiente, che ad oggi rimane uno dei migliori settori giovanili in Italia, ho avuto l’incredibile fortuna di svolgere allenamenti e partite con talenti naturali e di essere inoltre allenato quotidianamente da grandi preparatori dei portieri.

Era tutto troppo bello…

Ma dopo qualche anno, durante il classico discorso di fine stagione l’allenatore ha sorpreso tutti, me in primis, dichiarando, senza mezzi termini e scrupoli, che la stagione successiva non avrei più fatto parte della squadra.

Per me è stato un fulmine a ciel sereno. All’età di 12 anni, avevo visto sfumare il mio grande sogno di diventare un portiere di serie A.

Improvvisamente il mio sogno si era trasformato in un incubo.

Sono passato così dal professionismo alle società dillettantistiche, senza poter avere più alcun preparatore dei portieri che mi potesse garantire un allenamento di livello.

Vivendo di rendita con quello che avevo appreso durante gli anni da professionista, sono tuttavia riuscito ad arrivare in prima squadra, disputando negli anni campionati comunque rispettabili.

Diventato grandicello e dopo questa esperienza alle spalle, ho capito che nel calcio dilettantistico mancano purtroppo delle vere e proprie figure specializzate nella formazione e nella crescita del giovane portiere.

Il giovane portiere è infatti una risorsa, una perla rara, che deve essere lucidata in ogni allenamento, per poi splendere durante la partita.

Il portiere fa la differenza quando è allenato da un preparatore che lo migliora e non da un allenatore che lo mantiene. 

Ho iniziato così la mia sfida per dare l’opportunità al giovane portiere di coltivare e migliorare davvero le proprie doti naturali, tecniche e caratteriali.

Questo con la speranza di raggiungere più velocemente il proprio sogno ed avere una chance reale, concreta di diventare forte e sicuro come un vero numero 1, in campo e soprattutto nella vita di tutti i giorni.

Opportunità che in passato, io e molti altri giovani portieri purtroppo non abbiamo avuto.

E ora NON è giusto che questa situazione continui a perseverare.

Finalmente oggi, posso dire di aver vinto la mia sfida riunendo tre figure professionali specializzate e di assoluto valore nell’allenamento del giovane portiere.

PRIMA PERO’… SCOPRI QUALE E’ LA DIFFERENZA TRA UN ALLENATORE E UN PREPARATORE DEI PORTIERI?

Partiamo dall’inizio.

Molto probabilmente il primo preparatore/allenatore dei portieri veramente riconosciuto, fu l’ex portiere brasiliano Valdir de Morales intorno agli anni settanta; in realtà c’era anche qualcosa prima, ma la stragrande maggioranza dei portieri si allenavano con il resto della squadra e solo a fine seduta i compagni li aiutavano nei tiri in porta.

[…] All’epoca fui aspramente criticato. “Perchè mai servirebbe un allenamento specifico per i portieri?” si domandava la gente. Io, però, ci credevo e ho combattuto strenuamente per questo.

[…] Allora l’interesse a lavorare su qualcosa che non fossero i soliti tiri in porta era tangibile – un allenamento tecnico, la ripetizione dei movimenti, per esempio. Li stava aiutando… (Valdir de Morales).

Nel corso degli anni, questa fantastica arte si diffuse in tutto il mondo; ogni nazione, inoltre, cominciava a sviluppare le proprie idee.

L’eco arrivò anche in Italia proprio a cavallo tra gli anni ’70 e ’80.

Il preparatore/allenatore dei portieri in quel periodo era un ex portiere, il quale aveva testimonianze di esperienze di gioco, ma poca conoscenza specifica del ruolo finalizzata al miglioramento dello stesso.

Successivamente la ricerca scientifica, a favore di uno sviluppo del calcio sotto il profilo fisico-atletico, ha contribuito alla crescita di questa professione fornendogli competenze scientifiche (anatomiche e fisiologiche), metodologiche, tattiche, ma anche psico-pedagogiche e comunicative.

Oggi tale figura ha un’importanza fondamentale dai piccoli, fino alla prima squadra; è una figura indispensabile.

Esso deve essere un vero e proprio allenatore conoscendo tutti i possibili sviluppi sia in fase difensiva, sia in fase offensiva; deve studiare quello che è l’allenamento, ovvero programmarlo, eseguirlo e quindi valutarlo.

Non è finita qui; è “l’Angelo Custode” dei portieri, è colui che deve entrare in empatia, ovvero è quella figura che prova ad immedesimarsi nei propri portieri cercando di comprenderne i sentimenti e i pensieri (ciò viene più facile se, anche in passato, l’allenatore/preparatore ha ricoperto il ruolo di “guardiano della porta”).

E’ quindi, anche, una sorta di psicologo che ne sviluppa e ne migliora le doti tecniche e umane.

Il preparatore è colui che ha il compito di preparare qualcuno (in questo caso il portiere), “somministrando” esercizi, in vista di qualcosa (nel nostro caso la singola partita o un ciclo di lavoro) e cercando di perfezionarne e migliorarne determinati aspetti.

Egli è anche colui che prepara qualcuno da un punto di vista mentale mettendolo nella miglior condizione possibile di affrontare la partita o momenti delicati.

Sostanzialmente, quindi, prepara qualcuno a qualcosa nel breve/medio periodo per lasciargli nella mente strumenti per avere successo nel futuro in campo e nella vita di tutti i giorni.

L’allenatore invece è un esperto nel comportamento dei processi di apprendimento dell’essere umano […] è un’unione armoniosa di uno specialista, educatore e organizzatore.

Allora, secondo quanto detto, dove vorresti che tuo figlio si allenasse per migliorare, formarsi e crescere senza paura con delle basi solide in base alle sue doti naturali?!

Là fuori puoi trovare tante soluzioni e non sono io di certo a dirti che sono migliori o peggiori di quello che sto per dirti.

La cosa certa è che le tre figure professionali specializzate e di assoluto valore nell’allenamento del giovane portiere, come Sergio Creminati, Mauro Bacchin e Nicola Pavarini, si occupano della formazione e della crescita del piccolo portiere nei primi calci e nel settore giovanile, aiutandolo e accompagnandolo nel suo processo di crescita calcistica, ma prima di tutto educativa.

In conclusione, al di là di etichette, titoli o definizioni, quello che conta di più è che il nostro lavoro abbia come obiettivo principale la crescita, la formazione e la preparazione del nostro giovane numero 1.

E spetta a noi cambiare le idee e sfatare i miti della preparazione dei portieri nella mente delle istituzioni e delle società sportive.

SEI PRONTO PER UNIRTI A NOI E PORTARE AVANTI LA NOSTRA BATTAGLIA?

Il Beneficio che ne avrà tuo figlio sarà:

  • sicurezza di sè
  • personalità forte
  • rispettoso delle regole
  • disciplinato
  • focalizzato sui suoi obiettivi
  • miglioramento del comportamento

➡️ SÌ DANIELE, VOGLIO SAPERNE DI PIÙ SUL METODO CRESCERE PORTIERE, CHIAMO IL NUMERO VERDE GRATUITO 800 59 82 00

Fuoco, Forza, Fede
Daniele Rolleri

2 Commenti

  1. Arcuri antonio says:

    Condivido in pieno tutto ciò che è scritto , mio figlio fa il portiere da quando aveva 4 anni oggi 16 anni con un fisico da Vero portiere con un’altezza di 1e 90 ….gioca con una squadra ma lui vuole crescere …..

    • Daniele Rolleri says:

      Ciao Antonio,

      capisco perfettamente la sua voglia di crescere e migliorarsi. Questo denota una spirito di apprendimento molto forte e il desiderio di raggiungere il suo sogno più grande. Cosa sta facendo per allenarsi e migliorare giorno dopo giorno?

      Si allena con un istruttore certificato per lo sviluppo della sua leadership e del suo vero talento?

      O gioca in una squadra dove è completamente abbandonato a se stesso senza nessun preparatore che lo aiuta a crescere?