Perdere mette alla prova chiunque, soprattutto le emozioni dei giovani numeri uno
Ci sono sconfitte che non finiscono al fischio finale, finiscono piĂš tardi, al rientro in macchina durante il tragitto verso casa.
Quando tuo figlio silenzioso guarda fuori dal finestrino e tu in quel momento faresti qualunque cosa pur di sapere cosa gli sta passando per la testa.
La cosa interessante è lÏ che il calcio giovanile fa piÚ male, scalfisce nel carattere di ogni giovane portiere.
Anche in queste parole voglio lasciarti un racconto che è successo davvero tra un papà e un giovane portiere che si forma insieme a noi.
Racconta quanto fa male un errore e una sconfitta e soprattutto quanto è difficile per un giovane portiere riconoscere come uscire da uno stato emotivo di tristezza e frustrazione e la sua risposta è ribelle, aggressiva.
Ovvero, tutto il contrario rispetto a quello che dovrebbe avvenire.
Ecco qui il racconto:Â
[Inizio Prima Parte]
âAuto ferma nel parcheggio di casa con motore spento al rientro dalla partita del tardo pomeriggio.
Manuel non si muove. Tiene le spalle chiuse e lo sguardo fisso nel vuoto. La partita lâha persa lui, lo sanno tutti, con unâuscita sbagliata.
Il classico goal evitabile ma che una scelta sbagliata determina le sorti di tutte le aspettative della squadra del mister.
Ă un macigno che Manuel si porta a letto la sera.
Il papĂ lo guarda di lato, vorrebbe dire qualcosa ma non trova le parole giuste.
Sa che una frase sbagliata può diventare un muro invalicabile fatto da filo spinato dove se ti sbagli a muovere ti strappa i vestiti e le punte ti aprono graffi che entrato in profondità nella pelle.
Passano un paio di minuti poi prende il telefono.

PapĂ : â Hai visto questa?
Manuel (senza entusiasmo): â SĂŹ. Courtois.
PapĂ : â Ha perso il Real contro il Benfica con goal del portiere avversario. Una botta, eh.
Manuel: â Mh.
Il papĂ scorre la foto mostra Courtois che sorride e abbraccia Trubin (portiere avversario che ha gli segnato) a fine partita.
PapĂ : â Guarda che faccia ha.
Manuel: â Vabbè pà ⌠è Courtois. A lui non cambia niente.
Il papà deglutisce. Sa che non è vero. Sa che perdere fa male a chiunque ma sa anche che suo figlio non riesce ancora a crederci.
PapĂ : â Tu oggi cosa avresti fatto al posto suo?
Manuel (la voce si spezza appena): â Avrei spaccato il palo.
Silenzio.
Ă lĂŹ che il papĂ capisce una cosa.
[Fine Prima Parte]Â
Una storia vera che riflette quello che nel calcio giovanile succede spesso
Vediamo quasi tutti i weekend giovani portieri che urlano, che lanciano i guanti, che piangono di nascosto e che si sentono colpevoli di aver deluso tutti.
E sugli spalti, genitori che si fanno una domanda dolorosa:
âHo sbagliato io?â
Ă una paura che si nasconde dietro silenzi e un linguaggio del corpo di chiusura e delusione.
Chiaramente i giovani portieri tra i 7 e i 12/13 anni hanno il cervello emotivo potentissimo, mentre quello che regola e controlla le emozioni è ancora in costruzione.Â
Il bambino sente tutto, ma non sa ancora gestire tuttoÂ
E il ruolo del portiere rende tutto piĂš estremo:
- sei solo
- sei visibile
- sbagli e lo vedono tutti
Ancora oggi però nonostante siamo a conoscenza che lâaspetto mentale è importante ancora la maggior parte delle squadre di calcio dilettantistiche e professionistiche trascurano questo aspetto e rimangono focalizzate su:
- la tecnica
- pulizia del gesto
- il movimento
E mai viene allenato nel giovane portiere:
- cosa fare quando sbaglia
- cosa si dice in testa dopo un goal subito
- come torna in partita motivato, attento, fiducioso e determinato
- come guida i compagni anche quando sei ferito
Attraverso questi concetti di allenamento mentale per il giovane portiere riusciamo a creare un portiere leader, quel numero uno efficace in ogni fascia dâetĂ ad essere un pò piĂš consapevole delle proprie emozioni, stati dâanimo e soprattutto come vivere i momenti di un allenamento e di una partita.
La cosa importante è che bisogna cambiare la visione che lâallenamento mentale non serve a âcalmareâ i ragazzi, è necessario a dare un nome alle emozioni, a riconoscerle, a non esserne travolti.
Serve a trasformare la rabbia in concentrazione, la paura in attenzione e lâerrore in informazione.Â
[Inizio Seconda Parte]
Quella di Manuel non è rabbia. à impotenza. à la mancanza di conoscenza di saper gestire quelle emozioni cosÏ devastanti che fanno male ma che fanno parte del ruolo.
La cosa importante però che riconosce il papà è che anche lui è impotente perchÊ non ha gli strumenti per aiutare suo figlio in questi momenti di crescita.
E si dice⌠âAvrei bisogno di un professionista che possa allenare la mente del giovane portiere, cosĂŹ Manuel può maturare e capire quello che gli succede dentro ogni volta che va in porta.â

PapĂ : â Manuel⌠nessuno ti ha mai insegnato a gestire queste emozioni. Come perdere senza perderti.
Posso dirti che si può imparare, costruire, crescere nella sconfitta e nellâerrore, cosĂŹ non ti sentirai piĂš solo ma ti sentirai comunque forte perchĂŠ dentro di te avrai giĂ tutte le risposte per essere un leader pronto a rialzarti e a vivere la tua vita sportiva e personale con fiducia.
Forza Manuel, ora andiamo a cena e poi insieme cerchiamo qualcuno che è specializzato nellâallenamento mentale per il giovane portiere.â
[Fine Seconda Parte]
Se anche tu stai vivendo questi momenti con tuo figlio giovane portiere è il momento di dargli tutte le possibilitĂ per costruire una mentalitĂ da leader in campo e nella vita di tutti i giorni.Â
Fuoco, Forza, Fede
Daniele Rolleri
Il Primo Esperto in Italia sullo sviluppo della Leadership del Giovane Portiere
