Una storia vera che può aiutarti nella gestione più equilibrata della vita del tuo giovane numero uno
Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio da una mamma di un giovane portiere che mi diceva che suo figlio è già carico di impegni, oltre alla scuola e al calcio, anche un allenamento extra da portiere e preferisce non prendere altri impegni.
L’impegno è relativo ad un’ora al mese per allenare la mente, renderla più completa nella gestione del ruolo e delle emozioni che vive il giovane portiere non solo in campo ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni.
La paura di questa mamma è che faccia quella lezione in più e che la viva come sovraccarico e poi non vada avanti con il resto per il troppo carico logistico.
E anche se ne hanno parlato con il figlio, lui stesso ne è rimasto dispiaciuto, consapevole dell’importanza che può avere questo percorso per la sua crescita personale e sportiva.
È chiaro che rispetto qualsiasi decisione da parte dei genitori e dei giovani portieri riguardo a come intendono organizzare i propri impegni e le proprie priorità sulla crescita personale e sportiva.
Ma allo stesso tempo è mia responsabilità dare anche una visione diversa per organizzare meglio gli impegni e la quotidianità di un figlio che oltre al calcio, ha la scuola, gli amici, impegni familiari e altro ancora.
Lo voglio fare oggi attraverso un racconto di una mamma ipotetica, “la mamma di Daniele”.
Diario di una mamma tra i pali: appunti di una domenica sera qualunque

Sono quasi le undici di sera. La casa finalmente è silenziosa, io mi sono seduta sul divano, con quella stanchezza addosso che ti fa sentire la testa pesante ma il cuore leggero.
Sorrido perché abbiamo appena finito la nostra “riunione tecnica”.
Niente di formale, eh!
Eravamo io, mio marito, mio figlio e il suo solito caos di sogni, impegni e compiti di scuola, seduti al tavolo della cucina dopo cena.
Abbiamo guardato insieme il calendario della settimana, quello creato da Daniele durante le sue sessioni di Allenamento Mentale per il Giovane Portiere e, per una volta, sento che non stiamo rincorrendo la palla, ma che, come dopo un miracolo, siamo noi a giocarla.
Quella mezz’ora che ti salva la vita
Stasera ci siamo detti tutto: “Martedì ti prende il nonno perché io ho una riunione fino a tardi”, “Giovedì ricordati che hai la verifica di inglese, quindi studiamo di più domani”. “Venerdì prima del tuo allenamento hai la sessione di allenamento mentale alle 15”.
Vedere lui che segna i suoi impegni sul calendario, che ha creato durante i suoi lavori di allenamento mentale come se proteggesse la sua area di rigore, con quella faccia seria da piccolo uomo mi ha fatto capire una cosa:
“Non gli sto solo organizzando la vita, gli sto insegnando a stare in porta con fiducia e coraggio anche fuori dal campo.”
Sapere cosa lo aspetta lo rende meno nervoso, e rende me una mamma meno “esaurita”.
Il mister chiede il cambio
Ammettiamolo, senza una squadra non si vince.
Se domani non posso portarlo io, non è un dramma.
Ho imparato a chiedere quell’assist prezioso all’altra mamma della squadra o a fidarmi del pulmino.
All’inizio mi sentivo quasi in colpa, come se dovessi esserci sempre io. Poi ho capito che, come i cambi che fa il mister, nonni, amici e favori ricambiati, sono e devono essere la nostra forza.
Mi permette di lavorare serena sapendo che lui è al sicuro, con i suoi guanti nel borsone e la testa sulle spalle.
La borsa pronta
Stasera l’ha preparata con il suo papà ed è stato un momento bellissimo da osservare di nascosto.
Giocavano a fare il “tiro in borsa”: mio marito faceva l’attaccante e lanciava i calzettoni arrotolati e la maglia termica come fossero palloni, e lui doveva “pararli” al volo facendoli cadere dritti nel borsone.
Ridevano come matti tra un “gol” e una “parata”.
Mi sono resa conto che lasciarlo sbagliare un’uscita ogni tanto, anche fuori dal campo, è l’unico modo per vederlo crescere sicuro di sé.
“Ma chi ce lo fa fare?”
Siamo onesti, a volte me lo chiedo, tra una corsa e l’altra. Non tutto luccica e va sempre come vorremmo; ci chiediamo cosa si può fare di meglio, se sono abbastanza presente, ma poi ripenso a come è felice quando para quel pallone impossibile e capisco che tutti questi impegni lo studio, il calcio, la fatica, non sono un peso.
È il suo modo di imparare a vivere. Non stiamo facendo troppe cose, stiamo solo imparando a farle girare nel modo giusto.
Adesso vado a dormire. Sono distrutta, sì, ma sono felice.
La settimana che inizia domani sembra meno spaventosa perché stasera, per dieci minuti, siamo stati una squadra vera.
Non siamo genitori perfetti, e meno male!
Siamo solo persone che ci provano, con le macchine piene di pallini del sintetico e i pasti sempre pronti.
Ci saranno imprevisti?
Certo che si, ma finché li vediamo sorridere mentre infilano quei guanti, sappiamo che abbiamo già vinto la nostra partita.
Buonanotte a tutti i “numeri 1” e a chi, da dietro le quinte, tifa per loro.
Mamma e papà di Daniele
Anche questo racconto è una storia vera
Con l’impegno iniziale e un’organizzazione da leader anche tuo figlio può accumulare impegni con la serenità e la capacità di saperli gestire con pazienza e lucidità.
È solo questione di metodo e disciplina che si impara solo quando si allena la mente e non solo il fisico in campo.
La cosa importante da fare allora è cercare la fuori un Metodo Originale e professionale che aiuta tuo figlio ad allenare la mente del giovane portiere.
Così lo vedrai gestire la vita e gli impegni con fiducia e autostima e tu da genitore non potrai far altro che essere fiera del tuo giovane numero uno.
Vai ora in internet e cerca allenamento mentale per il giovane portiere e contatta subito il professionista che può aiutare immediatamente tuo figlio e la tua famiglia ad essere più serena nella gestione dei suoi impegni.
Fuoco, Forza, Fede
Daniele Rolleri
Il Primo Esperto in Italia sullo sviluppo della Leadership del Giovane Portiere
