Cosa deve sapere un giovane portiere se vuole arrivare in Serie A

Svelate le 3 tecniche per costruire una mentalità d’acciaio nel giovane portiere e farlo esprimere al meglio e per lungo periodo sia in campo sia nella vita di tutti i giorni.

Quello del portiere è un ruolo cruciale per le gli equilibri e le dinamiche di squadra.

Il giovane portiere sin da piccolo deve sapere parare, giocare con i piedi, comandare i compagni e deve essere in grado anche di trasmettere sicurezza e determinazione in ogni allenamento e in ogni partita.

Però c’è un problema!

Questo sarebbe lo scenario ideale che tutti vorrebbero vedere su un campo di calcio a partire da te genitore, dall’allenatore e dagli addetti ai lavori.

Tuttavia, il giovane portiere già dal primo giorno che indossa la maglia numero uno è investito quasi come da un fiume in piena da:

Dammi un minuto perché ho la risposta che stai cercando!

  • allenamenti improvvisati
  • allenatori da incubo
  • promesse delle società (quasi mai mantenute)
  • rimproveri continui dei compagni di squadra
  • decine e decine di genitori urlanti in tribuna
  • errori o “papere”
  • infortuni

Se il giovane portiere avesse saputo in anticipo cosa il ruolo gli avrebbe potuto mettere di fronte forse avrebbe rinunciato per sempre alla maglia numero uno, non trovi?

La parte interessante di questa storia però è che il ruolo del portiere non si sceglie. Si sente dentro già dal primo giorno che si arriva al campetto del paese. È un fuoco dentro che arde e merita rispetto… sempre… tutti i giorni.

Sebbene, il giovane portiere è fortemente motivato ci sono appunto diversi ostacoli da superare.

Il primo è legato al fatto che purtroppo nella sua giovane crescita incontra sulla sua strada un sacco di improvvisazione.

Pensi che tuo figlio sia in campo ad imparare, invece, è lì ad eseguire una serie di esercizi senza saperne il motivo, senza conoscere perché deve utilizzare quei gesti e soprattutto quando.

In più si allena con un sacco di altri giovani portieri e l’allenamento nella maggior parte delle volte è sempre caotico e in lui nasce un senso di frustrazione perché percepisce che sta imparando veramente poco.

Allora si presenta alle partite con un velo di insicurezza, in cui l’allenatore della squadra (solo perché il giovane portiere si allena con il preparatore) si sente il diritto di rincarare la dose sbraitando contro di lui se non passa la palla velocemente al compagno, se non esce dalla porta e se non para un pallone che passa sopra la testa.

Chiaramente, la partita del giovane portiere finisce con questa espressione: “Nooooo… adesso esci perché dormi”.

Nonostante la società ti ha promesso che tuo figlio avrebbe giocato tutto l’anno o avrebbe fatto partite alternate con l’altro portiere, da quel momento il giovane portiere viene considerato non adeguato e il campo lo vede solo in allenamento.

Pertanto, siamo partiti con l’improvvisazione nei suoi allenamenti, abbiamo aggiunto un pò di insicurezza durante la partita, è arrivato il colpo di grazie dell’allenatore che lo ha etichettato come numero 12 e le promesse della società sono andate a farsi benedire.

Tutto vero ma non finisce qui!!!

Il giovane portiere comunque ritorna in campo, anche se non è facile se le condizioni non sono ideali da sopportare, tocca il primo pallone e mentre alza la testa….

Eccoli i genitori urlanti sulle tribune che urlano: “Passala”, “Giocala a destra”, “Rinvia”, “Attento”, “Occhiooooo”.

In qualche modo se la cava e tutto va bene.

Passano alcuni minuti ed ecco che arriva il goal della squadra avversaria.

I compagni di squadra cominciano a rimproverarlo dicendo che quella palla l’avrebbero parata pure loro, che non è capace di stare in porta e che è meglio se ritorna in panchina.

Il giovane portiere è definitivamente messo al tappeto, come un pugile sul ring alla fine dell’incontro.

Sei d’accordo con me che se tuo figlio continua a vivere solo una di queste situazioni all’interno del suo mondo, non stiamo più parlando di crescita ma di distruzione dei suoi sogni?

Ecco allora:

Cosa deve sapere un giovane portiere se vuole arrivare in Serie A

Le 3 tecniche per costruire una mentalità d’acciaio ed esprimere una volta per tutte il suo vero talento sia in campo sia nella vita di tutti i giorni.

> Tecnica Numero 1: Metodo per lo sviluppo della Leadership

> Tecnica Numero 2: Metodo di Allenamento

> Tecnica Numero 3: Metodo di gestione dell’attenzione

Tecnica Numero 1: Metodo per lo sviluppo della Leadership

Prima di iniziare l’attività è necessario lavorare con il giovane portiere per aiutarlo a conoscere i suoi punti di forza e le sue aree di miglioramento dal vista personale e sportivo.

Da questa base il lavoro va approfondito nella conoscenza più profonda delle sue emozioni, dei suoi stati d’animo che vive, prova, avverte in diverse situazioni di gioco e nella vita di tutti i giorni.

Una volta messi nero su bianco questi parametri allora possiamo cominciare ad avere chiari quali possono essere i comportamenti che aiutano il giovane portiere ad esprimere tutto il suo vero potenziale caratteriale e non solo.

Tecnica Numero 2: Metodo di Allenamento

Dal momento in cui conosciamo meglio il giovane portiere e le sue dinamiche di gestione delle situazioni in allenamento e partita allora viene definita una programmazione di allenamenti a lungo termine.

Ovviamente, sono tutte esercitazioni che vanno a sollecitare i punti emersi durante la definizione della sua leadership.

Tecnica Numero 3: Metodo di gestione dell’attenzione

Oltre all’allenamento sul campo dei vari gesti che deve compiere il giovane portiere in ogni situazione di gioco è fondamentale formarlo sulla gestione dei 3 gradi di attenzione.

Durante l’allenamento e la gara il giovane portiere deve essere in grado di modularla per arrivare infine a saperla gestire con maestria anche di fronte ad uno stadio pieno di persone, magari in una partita fondamentale per la sua carriera.

La cosa interessante è che con questo approccio l’improvvisazione non ha più accesso nella formazione del giovane portiere.

E non solo, ma anche il controllo che altre persone come allenatori, genitori o dirigenti possono esercitare sulle prestazioni del giovane portiere.

Questo perché ha in mano gli strumenti efficaci per essere un vero leader ed essere l’unico artefice del suo destino per realizzare il suo sogno più grande: diventare un portiere di Serie A

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